Grammatica

Figure retoriche di suono, di ordine e di significato: cosa sono e come si classificano

Come enfatizzare un sentimento o un’emozione utilizzando le parole in italiano? Semplice, con le figure retoriche. Ecco una guida chiara con la classificazione delle figure retoriche, esempi e un elenco dettagliato delle figure retoriche di suono, ordine e significato.

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Cosa sono le figure retoriche? Definizione e classificazione

Le figure retoriche, che spesso ti sarò capitato di incontrare in testi di letteratura o poesia, sono “artifici”, come vengono definiti, dei quali ci si serve per descrivere in parole una carica emotiva, specie in poesia, che altrimenti non avrebbe voce. Una figura retorica è quindi una parola, o un insieme di parole, diverse dai vocaboli che noi usiamo frequentemente, o per lo meno che vengono utilizzate in un modo diverso da quello usuale. Il termine ‘retorica’ infatti sta ad indicare l’abbellimento del linguaggio che chi parla utilizza per impressionare chi ascolta.
Ma quali sono le figure retoriche principali? E come si classificano?
Iniziamo col dire che le figure retoriche sono davvero molte, alcune più usuali di altre. Queste si classificano secondo tre ordini:

  • figure retoriche di significato, anche note come semantiche: riguardano uno spostamento di significato delle parole;
  • figure retoriche di suono anche dette fonetiche: sono quelle che riguardano l’aspetto fonico, il ritmo delle parole;
  • figure retoriche di ordine: riguardano la disposizione delle parole all’interno della frase.


Figure retoriche di significato: quali sono e come riconoscerle

Come abbiamo detto le figure retoriche del significato sono quelle che modificano il significato della parola, dando informazioni in più, ampliando o connotandolo in modo diverso. Utilizzate spesso in prosa e in poesia le figure retoriche di significato sono:

  • Antitesi: il significato di questa figura retorica è letteralmente opposizione, contrasto. L’antitesi è una figura retorica che quindi pone in contrapposizione due parole o espressioni dal significato opposto al fine di dar loro maggiore risalto.
    Antitesi esempi : non bello, ma brutto – e temo e spero – una casa apparì sparì d’un tratto.
  • Ossimoro: questa figura retorica consiste nell’accostare due parole tra loro opposte, o comunque con due significati lontani tra loro.
    Esempi: intelligente stolto – ghiaccio bollente – silenzio eloquente.

Per quella che è la definizione di ossimoro e antitesi potrebbero sembrare molto simili. Ma qual è la differenza?
– La posizione: con l’ossimoro le parole in opposizione si trovano una dopo l’altra, nel caso dell’antitesi invece i due termini possono anche essere posti a distanza, nello stesso verso o in versi lontani tra loro.
– L’uso della negazione: nel caso dell’antitesi l’opposizione può anche essere creata utilizzando in “non”, che non accade invece nel caso dell’ossimoro (ad esempio era oggi, non ieri).
– Il significato: l’ossimoro è formato da una coppia di parole che non hanno un legame logico, a differenza dell’antitesi.
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  • L’iperbole: figura retorica tra le più utilizzate sia in letteratura che nel gergo comune, consiste nell’esagerare un’espressione. La stessa parole iperbole ha il significato di “lanciare oltre” da hyperbolé. La figura retorica dell’iperbole consiste quindi nell’ingrandire o rimpicciolire un’immagine figurativa.
    Esempio: Non ti vedo da un secolo! – facciamo due chiacchere – ti amo alla follia.
  • Litote: figura retorica che consiste nell’esprimere un concetto tramite il suo contrario. Anche questa rientra tra le principali figure retoriche utilizzate non solo in poesia ma specie quotidianamente, spesso in senso ironico, per enfatizzare o attenuare un concetto.
    Esempio: Don Abbondio non era nato con un cuor di leone – ha fatto non pochi sacrifici – non sto male (per indicare invece “sto bene)
  • Metonimia, definizione: consiste letteralmente nella sostituzione di due termini che hanno tra loro una continuità logica e che appartengono allo stesso campo semantico. Questa figura retorica è molto simile alla metafora e alla sineddoche, dalle quali si differenzia però per il tipo di rapporto che lega le due parole in sostituzione.
    Tra le più utilizzate ci sono:
    – causa per l’effetto: come “sentire il telefono” per indicare il sentire lo squillo del telefono;
    – contenente per il contenuto: come “bersi una tazza di tè”, ad indicare il contenuto liquido e non il recipiente;
    – l’autore per l’opera: come “adoro Manzoni“, per indicare le opere dell’autore;
    – materiale per l’oggetto: come “ferro” per indicare la spada;
    – il concreto per l’astratto: come “avere del fegato” ad indicare avere il coraggio;
    – l’astratto per il concreto: come “l’infanzia” per indicare i bambini
    metafora: tra tutte le figure retoriche la metafora è sicuramente una delle più conosciute e consiste letteralmente nel creare un termine di paragone tra due termini in modo implicito (a differenza della similitudine che utilizza il ‘come), trasferendo il significato tra due termini che hanno tra loro una somiglianza.
  • metafora, esempi: per comprendere questa figura retorica possiamo rifarci al linguaggio comune, con frasi fatte come “sei un leone” per indicare -forte come un leone- o ancora “gli anni verdi” per indicare invece i tempi della gioventù.

Mentre la differenza tra metafora e similitudine è alquanto evidente, si può far confusione invece tra metafora e metonimia. Per distinguere tra le principali figure retoriche basti ricordare che nel caso della metafora la relazione creata tra i due termini avviene su campi di significati diversi. Dicendo ad esempio “sei una tartaruga” noi trasportiamo l’essere umano in figura di animale.
Nel caso della metonimia invece la sostituzione è meno netta, come nella frase “Adoro Dante” indichiamo le sue opere, quindi trasportiamo l’autore nelle opere dello stesso.
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  • Similitudine, significato: è una delle figure retoriche più conosciute e consiste nel creare un termine di paragone tra due parole tramite l’utilizzo del come, ad esempio “Sei veloce come una gazzella”
  • Sineddoche: il significato di questa figura retorica ci fa comprendere bene in cosa consiste. La parola deriva dal greco synekdék-homai, letteralmente prendo insieme e viene utilizzata per indicare con un termine gruppo più ampio. Spesso viene definita come la figura retorica di “una parte per il tutto”.
    Sineddoche esempi:
    – Il tutto per la parte: ad esempio una pelliccia di volpe per indicare una pelliccia fatta di pelo di volpe;
    – La parte per il tutto: la vela per indicare la barca;
    – Il genere per la specie: volatili per indicare gli uccelli;
    – Il plurale per il singolare o viceversa: l’americano per indicare l’uomo americano;
    – Il determinato per l’indeterminato: mille baci per indicare tanti baci.
  • Sinestesia: figura retorica che consiste nell’associare due parole poste su due sfere sensoriali diverse.
    Sinestesia esempi: vedere un suono, sentire un rumore, fresche parole.
  • Personificazione: figura retorica largamente utilizzata sia in poesia che nel linguaggio comune consiste nell’attribuire ad oggetti inanimati come animali o oggetti, qualità umane.
    Personificazione esempi: la povera fontana malata – le nuvolette stanche.

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Figure di suono: esempi e classificazione

Come abbiamo detto inizialmente, tra le figure retoriche principali ci sono le figure di suono anche dette foniche che riguardano il suono e il ritmo di una parola e hanno il compito di dare musicalità al verso e quindi maggiore effetto nella comunicazione.
Le figure retoriche in poesia che interessano il suono sono:

  • Allitterazione, significato: è nella lista delle figure retoriche una delle più utilizzate e consiste nella ripetizione di suoni o fonemi all’inizio di due parole prossime tra loro o al loro interno, tramite la replicazione di vocali o consonanti.
    Allitterazione, esempi: la parola CocaCola o lo slogan Ceres c’è (in ambito pubblicitario l’allitterazione viene utilizzata per far fissare un concetto) – Tanto gentile e tanto onesta pare
    Spesso poi si utilizza l’allitterazione con valore onomatopeutico per dare risalto a effetti musicali con lo scopo di evocare sensazioni.
  • Assonanza, significato: figura retorica tipica della poesia popolare, consiste nel far finire due o più versi con parole aventi le stesse vocali partendo da quella accentata, ma con consonanti sono diverse, con suono simile.
    Assonanza, esempi: Il vento soffia e nevica la frasca,/ e tu non torni ancora al tuo paese!/ Quando partisti, come son rimasta!
  • Consonanza, significato: esatto opposto dell’assonanza, consiste nell’avere due parole in rima con uguali le stesse consonanti partendo dall’ultima vocale tonica.
    Per utilizzare parole più semplici l’assonanza riguarda il far coincidere le vocali mentre la consonanza riguarda le consonanti.
    Consonanza esempi: E andando nel sole che abbaglia/ sentire con triste meraviglia/ com’è tutta la vita e il suo travaglio/ in questo seguitare una muraglia/ che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
  • Onomatopea: figura retorica che consiste nel riprodurre un suono o un rumore in parole. Viene utilizzata spesso non solo in poesia ma soprattutto nei fumetti, con parole come splash, per indicare lo spruzzo d’acqua, sigh per indicare sgomento, ring per indicare lo squillo del cellulare.

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Oltre a queste che sono le figure retoriche più importanti di suono, ve ne sono altre due, meno comuni:

  • paronomasia: nota come bisticcio o annominazione, consiste nell’accostare due parole dallo stesso suono o simile ma con un significato diverso, ad esempio baci per versi e con un libro un labro – tra le più dense frasche alla fresca ombra.
  • omoteleuto: figura retorica che consiste nel far terminare due o più parole con lo stesso fonema. Si differenzia dalla rima perché  la ripetizione avviene nello stesso verso e non alla fine dei versi. Esempi: andarono, a stento arrivarono, ma non ritornarono –  Chi si loda, si imbroda

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Figure retoriche in poesia: elenco e definizione delle figure di ordine

Le figure di ordine si distinguono in:

  • Anafora significato: figura retorica che consiste nel ripetere una o più parole ad inizio di frasi o versi per rimarcare un concetto ed è utilizzata spesso nelle filastrocche.
    Anafora esempi:

Per me si va nella città dolente,
per me si va nell’eterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
(Dante Alighieri, Inferno, canto III)

Sei nella terra fredda,
sei nella terra nera né il sol più ti rallegra né ti risveglia amor.
(Pianto Antico, Carducci)

  • Epifora: anche conosciuta come epistrofe è una figura retorica che consiste nel ripetere le stesse parole o parole con significato simile alla fine di versi, per rimarcare, come l’anafora, un concetto, ad esempio come nella canzone di Lucio Battisti che recita:

Scusa è tardi, e penso a te
ti accompagno e penso a te
ti telefono e intanto penso a te.
(E penso a te, Mina)

  • Anastrofe, significato: anche nota come inversione, consiste nell’invertire l’ordine abituale delle parole, ad esempio “Allor che all’opre femminili intenta sedevi, assai contenta”
  • Asindeto, significato: elenco di termini legati tra loro senza l’uso di congiunzioni, ma solo con una debole punteggiatura, in una relazione di paratassi tra due proposizioni coordinate. Simili a questa figura retorica c’è il polisindeto che consiste nel ripetere la stessa congiunzione tra più periodi legati tra loro in una relazione di paratassi. Asindeto e polisindeto sono molto usate in poesia, come ad esempio in un verso dell’Inferno di Dante: e mangia e bee e dorme e veste panni.
  • Chiasmo, significato: questa figura retorica consiste nell’incrocio di elementi legati tra loro, tramite una sorta di x. Si crea così un incrocio tra due coppie di parole, sia in prosa che in versi, con uno schema A, B, A’, B’.
  • Climax: figura retorica conosciuta anche come gradazione, che consiste del disporre parole in modo da ottenere una gradazione progressiva, dal più forte al più debole o viceversa, creando un climax ascendente o discendente.
    Climax esempi: …e qui per terra mi getto, e grido, e fremo… (G. Leopardi, La sera del dì di festa, v.23) – …la terra ansante, livida, in sussulto; il cielo ingombro, tragico, disfatto … G. Pascoli, Il lampo, vv.2-3

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  • Ipallage: figura retorica che consiste nell’attribuire all’interno di una frase parole che si adattano ad altre, come aggettivi che non si riferiscono al sostantivo al quale è legato semanticamente ma ad un altro vicino. Un esempio è il Carducci che scrive “… il divino del pian silenzio verde.” In questo caso l’aggettivo verde è riferito al silenzio anche se andrebbe riferito al pian, mentre l’aggettivo divino andrebbe attribuito al silenzio.
  • Iperbato, significato: figura retorica che consiste nell’inserire segmenti all’interno delle frasi per alterare l’ordine naturale della frase stessa. Spesso l’iperbato viene confuso con l’anastrofe in quanto si basa anch’essa su una diversa disposizione delle parole rispetto alla norma ma mentre nel caso dell’anastrofe vi è un ordine capovolto di parole rispetto al normale, nel caso dell’iperbato vengono distanziati termini vicini inserendone dei nuovi.
    Iperbato esempio: “…passaro i Mori d’Africa il mare…” (dove vengono invertiti l’ordine delle parole mare e Africa)

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